VF5 la storia – WF5 the story

GiachinStreet_115647[1]Era da poco iniziato il 1977 e nella popolare e un pò vecchia via Errico Giachino (dedicata a “Erich” il partigiano della Val di Lanzo), a Torino, si udivano talora per la via sia il roboante juke-box del bar “Combattenti” [che in seguito per adeguarsi ai tempi divenne poi “Rosso-Neri”] nonché le frastornanti autoradio delle automobili che emanavano, oltre a fetidi fumi, le melodie di quel tempo… Gli amici e compagni appena quattordicenni Vito, Roberto e Bruno rapiti dall’esordio delle radio libere (in FM) e dalla musica popolare, barocca e rinascimentale, di Angelo Branduardi emettevano i loro primi vagiti strumentali e canori sotto l’esperta guida dello studioso chitarrista classico “Daniele P.”.
Vito era il classico ragazzino troppo alto e magro al contrario del ben nutrito Bruno mentre Roberto rappresentava un buon compromesso fra i due .. era magro come Vito e alto poco meno di Bruno.. Daniele non ricordo ma si mimetizzava bene tra loro…
Via Errico Giachino era sita in Borgo Vittoria (si intese l’unica degli italiani sui francesi del 1706 bisognò aspettare i mondiali dell’anno 2006 per vederne un’altra …) oggi è stata spostata in borgata Tesso con grande confusione e disagio dei residenti che hanno dovuto spingere pesanti edifici … Vito si era fatto venire i calli alle mani a furia di battere sulle pelli dei pluri-incollati bonghetti di terracotta.. Roberto aveva subito una deformazione plastica ai denti a furia di insufflare in un’enorme flauto basso-ligneo d’ebano africano parente delle vuvuzela… mentre Bruno rischiava lo strabismo nel premere sincopatamente i bassi e le note più alte della sua tastiera monofonica a pedali… in quei giorni si aggiravano per via Giachino degli strani ragazzi in pantaloncini corti con uno strano foulard colorato al collo che, dotati di questionari e macchine fotografiche, cortesemente ponevano domande ai passanti chiedevano di entrare nei portoni per accedere ai cortili ed osservare la pregiata edilizia (anni 40) che componeva l’abitato periferico al tuttora densamente popolato… due di questi erano Marco e Valter (sedicenni) se pur ridicoli scautini altrettanto appassionati di musica quanto i loro quasi coetanei…
Marco e Valter che possedevano una buona capacità di relazionarsi col prossimo non si sa come erano riusciti a farsi invitare a casa dei fratelli Pregnus (benestanti rampolli dell’omonima piola oggi si direbbe “Vineria”) i quali vantavano possedere doti di ferrati musicisti (di liscio-samba e folk-bossa) nonchè inviadiabili strumenti musicali elettrici e tastiere dall’elettronica moderna (analogica polifonica e multitimbrica) quest’ultimi il vero interesse dei “giovani esploratori”.
Fu appunto durante una pomeriggio nel soggiorno dei fratelli Pregnus, sito sopra la vineria e ricolmo degli effluvi (di piola), che avvenne l’esilarante (o esalante) incontro tra
Vito, Bruno, Valter e Marco durante il quale avvertirono un’attrazione fatale per tutt’altro genere musicale e scapparono decidendo di provare a formare una band “alternativa” e di trovarsi a provare insieme (un accordo “pregnante”). . si ma dove ??? L’attrazione fu gioco facile! Perché?
I f.lli “vinai” erano esperti di performance “Casadeiane” anche grazie alle dita del fratellone che correvano veloci e sicure sui tasti della fisarmonica.
…e Cecè? Uh, lui si che era un grande batterista dei Pregnus.
Dalla sua fiammante Hollywood Meazzi uscivano suoni inebrianti come da mille fustini in cartone del detersivo Fash, le pelli dei tamburi erano morbide come quelle di Divani in finta pelle molle, perché il ragazzo aveva capito tutto della batteria nonchè della vita e non le tirava per non romperle.
Tutto ciò faceva inorridire Vito che invece doveva calmare i suoi bonghetti di coccio che, al contrario, gridavano allo sciopero.
Era il periodo d’oro di Jean Michel Jarre che con la sua Oxigen spopolava.
Bruno tentava di imitare quei suoni e quelle atmosfere ma con quel “coso”, di marca Harmoni, quattro ottave, con suono monofonico e sei miseri registri….oboe, clarinet, wcnet… Come non potevano attrarsi quei fantastici 4?
Non si è mai capito se Valter e Marco erano inorriditi dai f.lli vinai o se erano davvero interessati a Vito e Bruno ma scappare dalle note di Casadei era certo diventata una impellente esigenza.
Vito e Bruno avevano un’amicizia(d’infanzia) che potremo definire inseparabile con un caro e pacato ragazzo (compagno di scuola?) vicino di casa e con il quale avevano sino ad allora condiviso ogni avventura, ogni progetto, ogni guaio ed ogni risata… Romano detto anche “Naccio” era si pacato ma dotato di attenta osservazione,di un’intuito fuori dal comune e capace talora di arguta ilarità che lasciava trasparire un inconsueto spirito critico… Vedendo giungere sotto casa i festanti Vito (col suo passo lesto e “ciondolante”) e Bruno che si sbracciavano nel salutarlo e nel chiamarlo da lontano percepì immediatamente che si fosse verificato qualcosa di strano e che per lui il presente stava improvvisamente mutando per cui disse loro appena gli furono vicini ed ancor prima di salutarli : “La discoteca non si tocca ed è inutile che facciate i mielosi con me..!!
Dovete sapere che qualche tempo prima i tre avevano letteralmente ed imprenditorialmente messo in piedi dal nulla una discoteca nella cantina della paziente e consenziente famiglia di Vito la “Disco ROKY” (RO stava per Romano K e Y ve li lasciamo immaginare) ed incredibilmente l’attività “girava”; ogni domenica si presentavano amici e sconosciuti per trascorrere il pomeriggio ad imitare John Travolta & C e bere gazzose… Il naccio faceva di tutto gestiva la cassa, gli approvigionamenti, sistemava gli impianti e non sapendo ballare metteva i dischi. . .
Raggelati dalla determinazione della frase del naccio i due amici provarono a convincerlo con una serie di
“ma dai Romanino”, “su su Romanuccio”, “non preoccuparti Naccioletto” è solo per provare a formare un gruppettino rock un paio di volte poi se non funziona lasciamo perdere e ricominciamo con la disco… Il Naccio dopo tanta insistenza e cotante garanzie disse “SI ma solo per provare un paio di volte poi basta” ….e perse per sempre la sua discoteca Roky in quanto il Vento era cambiato in rock e il suo gruppo in tutte le sue evoluzioni durò oltre trent’anni. . .